Nankurunaisa

Nankurunaisa (なんくるないさ) è un’espressione giapponese (più precisamente in dialetto di Okinawa).

Il senso di questa frase, molto popolare in Giappone ed esportata in tutto il mondo è “le cose andranno da sè”, spesso letto come “con il tempo si sistema tutto”.

Ci sono naturalmente molti modi di leggere questo suggerimento. Qualcuno vorrà vederci una sorta di lasciarsi andare alle cose, qualcun altro un credere in un tempo che guarisce tutto. Io preferisco vederci un atteggiamento meno passivo e più vicino ad un approccio integrale.

Lo vedo come un invito ad avere una fiducia fondamentale nell’esistenza. Nel fatto che, malgrado tutto, ogni cosa ha un senso. Ed è possibile scoprire, nel tempo, che la realtà ha una natura fondamentalmente benevola. Questo naturalmente se sappiamo guardare le cose dalla giusta distanza. Più le guardiamo dall’alto, più le vediamo nel loro significato complessivo, più ne scopriamo la perfezione. Più le vediamo da vicino, le analizziamo, le scomponiamo e più se ne perde il senso.

Steve Jobs, in uno storico discorso fatto all’Università di Stanford, ha utilizzato un’immagine per questo. Quella di un disegno che acquista un senso solo quando finiamo di connettere tutti i punti che lo compongono.

“….non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro..”
Per fare questo è possibile accedere ad una visione della realtà diversa. Quella di una natura in cui tutto è perfettamente bilanciato, tutto ha un senso preciso e divino, ed in cui nulla è fuori posto. Che possiamo perderci solo dividendo, separando, immaginando che aspetti diversi siano opposti inconciliabili.
Esiste una via di mezzo tra l’essere attivi o passivi. Se ad un estremo possiamo immaginare di avere tutto sotto controllo, che il futuro è nelle nostre mani, che “volere è potere” e che anche il mondo non girerà più se ci distraiamo, all’altro estremo c’è il lasciarsi andare alla deriva, rinunciando a prendere decisioni, evitando di realizzare i nostri desideri.
Questo equilibrio lo descrivo in un altro articolo,  parlando del Wu Wei con una metafora.  Quella di una persona che in canoa è trasportata a valle in un torrente. Non può certo contrastare la corrente, ma può con la sua pagaia governarsi, scegliere il percorso migliore, evitare gli ostacoli. E lo farà meglio assecondando il flusso e non contrastandolo, usando al meglio le proprie energie per non disperderle.  Se si lasciasse solo andare, tirando letteralmente i remi in barca, probabilmente sarà travolto o finirà su una roccia.
Credere di avere un controllo determinante sul nostro futuro è una superstizione, come è meravigliosamente descritto da Jaco Van Dormael nel suo film capolavoro Mr. Nobody.
Quello che ci resta è essere presenti a noi stessi, evitando il delirio di onnipotenza e sviluppando una fiducia in qualcosa che non ci sovrasta, ma che semplicemente include noi e tutto il resto della realtà.
A chi volesse approfondire il significato letterale di ” Nankurunaisa “consiglio questo ottimo articolo di Riccardo Gabarrini, sul sito  studiaregiapponese.com